Giocando nel Tempo

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Si scopre più di un uomo in un'ora di gioco che in un giorno di conversazione

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STORIA POLITICA E GIOCHI

È noto che i giochi sono degli eventi antichissimi, sono sempre esistite una serie di circostanze che ne hanno favorito l’evoluzione e la diffusione. Molti popoli, che in apparenza non hanno avuto contatti fra loro, utilizzano gli stessi giochi. I grandi naviganti Fenici, di cui ci è giunta notizia, favorirono la diffusione anche dei giochi nell’area marina mediterranea, e baltica. Rimane dubbia la datazione dei giochi, che nel tempo si sono evoluti continuamente, assorbendo di volta in volta piccole nuove esperienze. Quale fu il primo gioco,? Il film “2001 Odissea nello spazio” mostra quegli umanoidi che giocano con le ossa dei loro predecessori, quindi potrebbe essere la nizza o lippa; subito dopo ci sono i birilli, le piastre e via via tanti altri, dei quali abbiamo perduto la memoria ? Le prime tracce certamente sono quelle lasciate da nobili egizi, ma poco si sa, se e come, giocassero i non nobili, gli operai delle piramidi, per i quali non si esce da certi stereotipi che li fa solo schiavi. Sicuramente il lavoro impegnava moltissimo, ma gli esseri intelligenti si ritagliano uno spazio per la fantasia!  Tra il FORO ROMANO e nel FORO IMPERIALE, a ROMA, (in meno di un chilometro) esistono oltre 200 tavole da gioco, filetti, tris e vari tipi di schemi di coppelle, utilizzati per il gioco dei birilli, e sono tutte graffite o scavate su pietra. C’erano anche altri modi di tracciare questi stessi schemi, sulla terra, con un bastone, con il carbone, che non hanno lasciato traccia; nel corso di scavi di un secolo fa, un set di sei astragali fu ritrovato accanto alla tomba di Romolo, LAPIS NIGRA (VII sec.a.C)Nelle città che si affacciano sul Mediterraneo, numerosissime sono le testimonianze di giochi sparsi generalmente in luoghi pubblici, strade, basiliche, teatri, terme, ecc. ad Efeso, Atene, Corinto, ma anche ad Italica in Spagna, ed a Conimbriga in Portogallo, questo sta a significare che grande è la diffusione in tutta l’area mediterranea; a noi rimangono soltanto quelli graffiti su pietra, o tegole di argilla, che sempre grazie ai viaggiatori, mercanti, e soldati, diffusero anche nelle valli più interne lontane dalla costa.
Mentre per quelli su pietra vi è un altro problema legato alla loro datazione, “il riuso”, (vedi il capitello di Frascati), c’impedisce di stabilirne l’età e nemmeno i mezzi più moderni ci aiutano. Le tracce di notizie giunte fino a noi sono molto diverse, ma niente affatto labili, quando si manifestano sono sempre precise e lampanti, queste si possono leggere dalle fonti, dalle pietre, dai vasi, per altre si può avere degli avvicinamenti con il ragionamento e la comparazione e ricostruzione di antichi mestieri.
Alcuni brevi esempi Ci è sempre passata davanti la “PALLA”, molti di noi conoscono bene l’episodio del ritrovamento di Ulisse da parte di Nausicaa, però nessuno si ricorda che Nausicaa, stava giocando a palla, quindi c’era la PALLA!!!! E come era fatta? Di stracci, di stoffa, di erba, di pelle, di arbusti, come rimbalzava, quanto rimbalzava, era colorata? (era circa il 1000 a.C.).
Tutti interrogativi interessanti che stimolano la ricerca e la ricostruzione di prototipi, ma ancora una volta non risolvono i problemi della precisa datazione.Numerose sono le rappresentazioni su vasi attici, del picchio o trottola, anche qui vale la regola delle prove e le ricostruzioni; pensiamo ad un mestiere antichissimo, quello della filatrice, e dove c’è la filatrice, ci sono sempre tanti bambini. Chissà quanti bambini c’erano attorno alle filatrici che preparavano la lana a Penelope! Sicuramente qualche fusarola e qualche fuso rotto potevano servire allo scopo, se si considera la grande quantità di fusarole e di rocchetti rinvenuti in tombe etrusche e in quelle villanoviane: con un po’ di fantasia il gioco è fatto, gli ingredienti ci sono tutti.
Lo stesso principio vale per tutti gli altri giochi, senza pensare alle play station. I giochi assunsero a Roma una tale importanza, che esisteva una “fabbrica di giochi” all’interno del Foro Balbii, che spediva i suoi prodotti, in vari punti dell’Impero.  Bamboline di osso e di legno, con gli arti snodati sono state rinvenute in tombe di bambine romane in tutti il territorio dell’Impero Romano. Un documento “certo” dell’esistenza dei giochi, lo troviamo, grazie ad Alfonso X il Saggio, Re di Castiglia e Leon (1221-1284), che raccolse nel Libro des Juegas, la descrizione di giochi in voga nel Paese consentendo di farli arrivare fino a noi, includendo molti giochi di origine Araba. In tutte queste peripezie attraverso i secoli, chi ci ha guadagnato sono stati sicuramente i giochi, che sono passati di mano in mano, quasi inosservati, riportati su dipinti o ricostruiti, dimenticati in soffitta, si sono avvicinati o si sono allontanati, per ritornare di nuovo, sempre con il più semplice che veniva ad ogni passaggio complicato; vediamo i birilli, che dal campo aperto sono finiti in stanze strette e illuminate artificialmente come le cantine degli alberghi, e hanno preso anche il nome più moderno di bowling.